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25 anni dalla scomparsa: Pietro Barilla, l’imprenditore che ha segnato un’epoca

Imprenditore illuminato, pioniere, padre, con una grande sensibilità per il mondo dell’arte. Tutto questo e molto di più è stato Pietro Barilla, leader carismatico in grado di indicare la strada alle future generazioni: “Tutto è fatto per il futuro. Andate avanti con coraggio”, amava ripetere alla sua gente.
Lo scorso 16 settembre sono ricorsi i 25 anni dalla sua scomparsa, ricorrenza celebrata il 14 settembre nella sede di Parma con un evento a cui hanno partecipato circa 1.200 tra dipendenti ed ex dipendenti dello stabilimento. Un’iniziativa voluta dalla famiglia per condividere l’eredità intellettuale del Sig. Pietro e che ha visto i figli, amici, ospiti ed artisti partecipare all’evento. 

Un modo per ricordare il segno lasciato da un uomo capace di grandi imprese, che poneva un’attenzione fuori dal comune per la qualità dei prodotti a tutto vantaggio del benessere dei consumatori che lui preferiva chiamare persone: “Date da mangiare alle persone quello che dareste ai vostri figli” è il principio ispiratore su cui oggi ancora si fonda la missione di Barilla.
La Barilla di oggi rispetto a quella del 1993, è un’azienda cresciuta: più sostenibile, più tecnologica, più internazionale, ancora più sociale e inclusiva (www.barillagroup.com). Eppure, nella sua essenza più profonda, è ancora l’impresa lasciata in eredità da Pietro Barilla: l’uomo che ha posto l’amore per le persone e per il territorio di Parma, l’innovazione, la visione e la qualità alla base della sua idea di azienda.
 
L’IMPRENDITORE ILLUMINATO   
Pietro Barilla ha rappresentato un vero esempio di umanesimo imprenditoriale: una figura lontana da quella dell’imprenditore così come tendiamo a conoscerla oggi. Dotato di un’italianità molto emiliana, volitiva e pragmatica è stato molto amato, in particolare dai suoi operai per i quali era semplicemente il “Signor Pietro”. È lui che decide nel 1969 la costruzione del pastificio di Pedrignano (Parma), che diventerà il più grande stabilimento di pasta al mondo, dando così lavoro a migliaia di persone del territorio e contribuendo a rendere Parma sempre più centrale nei progetti dell’azienda.
Nello stesso tempo esporta l’azienda in aree economicamente difficili d’Italia scommettendo, ad esempio, sulle potenzialità del meridione quando nel 1987 fa costruire a Melfi (Basilicata) un importante stabilimento di prodotti da forno.
 
L’UOMO CHE AMAVA LE SFIDE (ANCHE LE PIU’ DIFFICILI)
Nel 1971 Pietro e il fratello Gianni, insieme alla guida dell’azienda, non condividono lo stesso orizzonte strategico a causa di un contesto storico dominato da terrorismo, recessione e crisi petrolifere che determinano una forte crescita dei prezzi del grano duro e una riduzione drastica dei margini per le aziende pastarie. Pietro non ha i mezzi per rilevare il 50% di Gianni e la decisione è inevitabile: la Barilla viene venduta al colosso americano W.R. Grace. Pietro sentiva di aver abbandonato la nave che gli era stata affidata così, sin dal giorno dopo la vendita e per tutti gli otto anni successivi, il suo pensiero fisso fu quello di come riprendersi l’azienda, facendo di tutto per riuscirci. Non si arrese al primo tentativo fallito nel 1978 e l’anno dopo, sfidando il parere di tutti, ci riprova. Stavolta riuscendoci ed è così che Barilla torna ad essere italiana.
Un caso unico nel mondo dell’imprenditoria che inverte quello che oggi è un trend molto diffuso, ovvero le aziende italiane di famiglia che vengono comprate da Gruppi stranieri.
 
IL PIONIERE
Pietro Barilla è stato un vero e proprio pioniere d’industria: nel 1950 il suo viaggio negli Stati Uniti si rivela uno spartiacque per la storia della Barilla ma anche dell’industria alimentare italiana. Qui infatti conosce da vicino le logiche della pubblicità, le tecniche del marketing, il valore della confezione del prodotto e la grande distribuzione organizzata. Il primo effetto è l’adozione in Barilla della confezione di cartone per la pasta ed è un tale successo che nel 1952 l’azienda abbandona la produzione del pane e punta tutto sulla pasta, che presto diventa un prodotto commercializzato su tutto il territorio nazionale.
Anche sul fronte della comunicazione pubblicitaria Pietro è stato un precursore grazie soprattutto al sodalizio con il grafico Erberto Carboni che metterà a punto il logo dell’azienda, il brand incorniciato nell’ovale, che, seppur rivisto varie volte, è arrivato fino ai giorni nostri. Pietro Barilla, inoltre, decide di puntare anche sulla pubblicità, che in quegli anni muove i suoi primi passi in tv reclutando come testimonial attori italiani molto celebri in quegli anni: Giorgio Albertazzi, il futuro premio Nobel per la Letteratura Dario Fo, i cantanti Mina e Massimo Ranieri. E Barilla diventa l’impresa italiana più nota e più amata.
 
L’INTELLETTUALE APPASSIONATO
Le sue fonti d’ispirazione sono stati i principali artisti e intellettuali del tempo. Basti pensare che Il famoso claim «Con pasta Barilla è sempre domenica» è nato al tavolino del bar Orologio di Parma conversando con due suoi amici: lo storico grafico Erberto Carboni e il critico cinematografico Pietro Bianchi. Un altro spot che ebbe un impatto altissimo, un effetto rivoluzionario e viene ancora oggi citato come uno dei più belli di Barilla, è quello dei “Rigatoni” ideato e realizzato grazie al genio del Registra Federico Fellini che il Sig. Pietro conosceva da tempo. Tra i suoi amici c’erano anche il poeta Attilio Bertolucci, lo sceneggiatore Cesare Zavattini, il giornalista Orio Vergani. Nel 1987 la città di Parma gli ha assegnato la medaglia d'oro del Premio Sant'Ilario, onorificenza conferita a chi con la propria attività, ha contribuito a rendere migliore la vita dei singoli e della comunità o ad elevare il prestigio della città, distinguendosi nel campo delle arti, delle scienze, dello sport, dell'industria o della solidarietà.
 
IL MECENATE
Non solo grande imprenditore, Pietro Barilla è stato appassionato d'arte e mecenate nel settore culturale. Ha amato Parma finanziando e promuovendo iniziative d’interesse collettivo e la comunità lo ha sempre sostenuto e ripagato con affetto. L’Ospedale dei Bambini di Parma, ad esempio, oggi porta il suo nome. Collezionista «sui generis»: nella sua visione l’arte s’intrecciava con l’impresa e non era mai scollegata dal suo essere imprenditore, ma era funzionale all’idea di azienda ideale che perseguiva. La sede di Pedrignano ospita gran parte della sua collezione. Del resto in molte occasioni l’arte ha segnato i momenti memorabili dell’azienda: la scultura- piazza di Pietro Cascella, Campi di grano, è stata commissionata subito dopo che Barilla era tornata azienda di famiglia nel 1979. Così come il cavallo di bronzo di Mario Ceroli, è un omaggio alla prima generazione Barilla, in cui il cavallo trainava i sacchi di farina. Ma la lista delle amicizie con gli artisti è lunga: da Renato Guttuso a Carlo Mattioli, da Giorgio Morandi a Giacomo Manzù e Marino Marini.

Una vita, quella di Pietro Barilla, ricca di sfide, successi e grandi traguardi. Per l’uomo che resta uno dei più grandi imprenditori del ‘900.
 
 

 

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