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Non solo Barilla: con l’Archivio storico aziendale vanno online 141 anni di storia italiana

Perché la tradizionale confezione della pasta Barilla è blu? Cosa rappresenta l’ovale che abbraccia il marchio nel famoso logo aziendale? E ancora, cosa c’entra Federico Fellini con la pasta simbolo dell’Italia nel mondo?
Quelle che potrebbero risultare curiosità per pochi appassionati di comunicazione e marketing diventano, con Barilla, importanti domande con cui conoscere più da vicino usi e costumi, alimentari e sociali, degli italiani. Il modo con cui l’azienda ha rappresentato sé stessa e i suoi prodotti sin dal 1877, infatti, riflette i cambiamenti che la società italiana ha attraversato in più di un secolo.
Proprio la consapevolezza di essere custodi di un ricco patrimonio della memoria ha spinto Barilla a realizzare il nuovo sito dell’Archivio Storico, un portale-museo che conserva le testimonianze della vita dell’azienda di Parma e, con essa, della storia del Paese.

Un “sito di notevole interesse storico” che “racconta l’evoluzione del costume italiano”, lo ha definito, per questo, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
 

Il progetto dell’Archivio Storico Barilla

L’archivio nasce quando ancora internet non era diffuso, per volontà di Pietro Barilla, per conservare e valorizzare la documentazione storica prodotta dall'azienda a partire dalla sua nascita, nel 1877, pochi anni dopo l’unità d’Italia. Un vero e proprio viaggio nei cambiamenti culturali ed economici del Paese, ha spiegato Luca Barilla Vice Presidente del Gruppo, durato anni e che si presenta oggi nell’era del web, con un vasto e ricco archivio digitale a disposizione di tutti*.
 
“Siamo tutti fatti della nostra storia che, proprio per questo, è il nostro patrimonio più prezioso. L’Archivio Storico, voluto da mio padre, testimonia la nostra attenzione alla qualità in tutti i suoi aspetti e racconta l’evoluzione del gusto e dei costumi della società italiana.” 
Cosa c’è nell’Archivio storico online
La risposta è semplice: ben 35.000 documenti digitalizzati che rappresentano lo spaccato della storia d’Italia, testimonianze fotografiche e video ma anche curiosità e approfondimenti su come l’evoluzione dell’azienda si sia fortemente intrecciata con la produzione dell’industria culturale italiana nel corso del tempo.
Tante le categorie navigabili dell’Archivio, dalla Fototeca con migliaia d’immagini dell’azienda dal 1913 ad oggi, alla Biblioteca sui temi di storia locale, coltivazione del grano, macinazione e mulini, passando per raccolte di Cartoline e Confezioni.
La sezione grafica e comunicazione pubblicitaria raccoglie oltre 150 manifesti dagli anni Venti del Novecento ad oggi, oggetti promozionali e circa 2.700 filmati pubblicitari per tv e cinema, realizzati con registi del calibro di Federico Fellini, Wim Wenders, David Lynch, Giuseppe Tornatore e Gabriele Salvatores, e con personaggi quali Alberto Tomba, Alex Zanardi, Dario Fo, Mina, Massimo Ranieri e Pierfrancesco Favino.
 

 

In viaggio tra storia, costume e società

Esplorando il sito scopriamo che nel 1910 nasce il primo marchio aziendale a firma dello scultore Emilio Trombara: un ragazzo che rompe un uovo gigante in una grande madia di legno. Mentre nelle cartoline promozionali e nei calendari degli anni Trenta campeggiano bambini sorridenti e paffuti grazie alla nutriente pastina glutinata Barilla, consigliata alle mamme “perché crescano sani, lieti e vigorosi” in risposta a un Paese affamato.

E scopriamo che, dopo il celebre viaggio di Pietro Barilla in America negli anni ’50, l’azienda sfida la tradizione e lancia la confezione di cartone per la pasta, fino a quel momento venduta sfusa nelle botteghe.
L’archivio rivela quindi le origini del classico Blu Barilla, che evoca proprio i fogli di carta da zucchero in cui fino ad allora i negozianti avvolgevano la pasta al momento della vendita, blu perché immediatamente riconoscibile dalle massaie. Anche grazie a Barilla, quindi, inizia in Italia l’era del consumo di massa e arriva il concetto di “marca”.

Scopriamo, ancora, che l’iconico ovale rosso - parte fondamentale del logo Barilla ancora oggi - è anch’esso figlio del suo tempo: nasce nel 1952 dall’estro di Pietro Carboni, grafico e architetto parmigiano, che modernizza e astrae l’uovo dei vecchi marchi e lo pone a fondamento del messaggio di tradizione e di genuinità di Barilla, anticipando un bisogno di cibo buono.
E ammiriamo, anche, le foto dei primissimi stampi in terracotta degli iconici biscotti del Mulino Bianco, brand nato nel 1975 e diventato simbolo del buon tempo antico quando la vita era serena, il cibo genuino, le famiglie felici. La risposta rassicurante e positiva che Barilla offrì agli italiani in tempi bui, quelli del post ’68, dominati dall’incertezza economica e dagli anni di piombo.

Scopriamo, ancora, che negli anni ‘80, quando si afferma e trionfa il valore del mangiare insieme e della convivialità, Barilla lancia spot, entrati a pieno titolo nella memoria condivisa degli italiani, firmati dai più grandi registi del cinema mondiale. Una chicca dell’archivio è il backstage con Fellini sul set di “Rigatoni”, ambientato in un ristorante di lusso, dove una coppia sofisticata rifiuta decine di portate dal nome francese per ordinare un semplice piatto di pasta.
 
Grazie all’Archivio comprendiamo, infine, che anche oggi Barilla comunica con lo stesso spirito di un tempo: riflettendo e ampliando i messaggi e i valori del nostro tempo. È così che internazionalizzazione, salute e sostenibilità si traducono in iniziative dal valore sempre più sociale e universale che oggi Barilla sintetizza nella missione “Buono per Te, Buono per il Pianeta”.
 

*I materiali originali sono visionabili presso l’Archivio Storico Barilla nella sede centrale di Via Mantova 166 a Parma previa prenotazione.

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