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Monday, December 19, 2016

IL PUNTO DI VISTA DELL’AGRICOLTORE: “SI PUO’ FARE AGRICOLTURA SOSTENIBILE E DI QUALITA’ SENZA AGGRAVI ECONOMICI”

Alberto Stefanati, 49 anni, con la sua azienda gestisce 90 ettari di terra coltivata a cereali nel ferrarese. Si definisce “agricoltore da sempre” e da 11 anni è fornitore di grano duro di qualità per Barilla.
 
Da quando sono attivi i suoi contratti di coltivazione con Barilla?
Dal 2005, con reciproca soddisfazione. Da allora il grano duro che Barilla ha acquistato dalla mia azienda è triplicato, passando da 100 tonnellate a circa 300 di quest’anno, coltivate su 40 ettari. Quasi la metà delle nostre superfici coltivate è destinata al grano duro.
 
Come questi accordi di coltivazioni hanno cambiato l’approccio all’agricoltura e il suo modo di lavorare?
A cambiare è l’impostazione del nostro lavoro: al momento della semina, sappiamo già che Barilla ritira solo un prodotto eccellente, con un minimo di 13% di proteine e un peso specifico minimo di 78 kg/hl.
Per ottenere questo risultato partiamo da una più accurata selezione delle sementi, che scegliamo tra le meno sensibili alle malattie e in grado di fornire buone rese produttive e qualitative, in particolare per le proteine.
Inoltre utilizziamo tecniche di coltivazione più mirate. Grazie al software www.granoduro.net, un sistema informatico di tipo decisionale (DSS) che, sulla base di numerosi parametri oggettivi - quali ad esempio l’andamento meteorologico, la fertilità del suolo, lo stato fenologico della pianta - fornisce informazioni molto utili circa il momento migliore per effettuare la concimazione o utilizzare i fungicidi in modo più razionale ed efficace, nel rispetto dell’ambiente. Con un sensibile aumento delle rese del raccolto, perché la sanità della pianta fa sì che ogni spiga si esprima al meglio.
In più, in collaborazione con la nostra O.P. (Organizzazioni dei produttori) di riferimento abbiamo formato degli agronomi che svolgono corsi di informazione e di aggiornamento rivolti agli agricoltori con particolare attenzione all’importanza delle rotazioni: per esempio, oggi seminiamo il grano duro su un terreno precedentemente coltivato a patate o a soia mentre in passato si usava farlo sulle stoppie di granturco che possono favorire lo sviluppo di funghi.
 
E per quanto riguarda il decalogo di sostenibilità di Barilla?
L’agricoltore è il pilastro portante dell’agroambiente, per questo dobbiamo operare con responsabilità. Il decalogo Barilla ci permette di lavorare bene e a basso impatto. Prima, per seminare il grano eravamo abituati ad arare sempre il terreno, con tutti gli aggravi economici e ambientali legati al consumo di gasolio e alle emissioni dei trattori nonché della CO2. Oggi invece seminiamo il grano duro su terreni che prepariamo solo con l’estirpatura o con minime lavorazioni mentre si ricorre ad arature superficiali quando dobbiamo interrare i residui colturali. Così si riducono i costi di produzione si immette meno CO2. Insomma, si può fare un’agricoltura sostenibile senza aggravi economici.
 
Gli accordi di filiera sono la strada per salvare la filiera del grano duro italiano?
Il grano è un prodotto agricolo, risente dell’andamento climatico e della stagionalità. E le dinamiche dei mercati internazionali sono un ulteriore motivo di preoccupazione. Il contratto di filiera permette a noi agricoltori una copertura dalle incertezze del nostro lavoro e del mercato globale. E i parametri richiesti ci impongono di puntare sulla qualità, l’unica strada che resta all’agricoltura italiana per distinguersi dal resto del mondo e garantirci una piccola marginalità.
 
Da quest’anno i contratti di Barilla diventano triennali. Cosa significa per voi agricoltori?
L’apertura di Barilla a investire ulteriormente sul territorio è la conferma che il grano duro coltivato in Emilia Romagna è di qualità e che stiamo lavorando nel modo giusto. Anche perché, prima dell’acquisto, il Controllo Qualità di Barilla verifica ogni lotto di prodotto e ritira solo il migliore. Per l’agricoltore, sapere fin da ora che una parte del raccolto dei prossimi anni verrà acquistato ad un prezzo concordato è un calmiere alla volatilità dei prezzi. Questi accordi contribuiscono a cambiare le sorti dell’agricoltura cerealicola in Emilia Romagna. E continueranno a farlo.

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