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Monday, December 19, 2016

CONTRATTI DI COLTIVAZIONE DI BARILLA IN ITALIA FA BENE ALL’AMBIENTE E MIGLIORA LA REDDITIVITA’ DEGLI AGRICOLTORI 

La svolta sostenibile grazie ad un maggiore utilizzo di due innovativi strumenti agronomici: il sito granoduro.net e il decalogo Barilla per la coltivazione del grano duro sostenibile. I risultati:
negli ultimi tre anni ridotte le emissioni di Co2 del -35% e guadagni netti per ettaro del + 20% per gli agricoltori.
 
 
PROGETTO GRANO DURO SOSTENIBILE: -35% DI CO2 E +20% DI RESA PER GLI AGRICOLTORI
Il progetto Grano Duro Sostenibile nasce nel 2009 su iniziativa di Barilla e Horta, spin-off dell’Università di Piacenza, a seguito della scoperta che l’impatto ambientale per la produzione di un chilo di pasta deriva per oltre il 50% dalla coltivazione del grano duro. Da qui la scelta di ottimizzare le tecniche colturali che ha portato negli ultimi tre anni a una riduzione delle emissioni di CO2 di circa il -35%.
I risultati della ricerca sul grano duro hanno anche mostrato concreti benefici economici per gli agricoltori che hanno ottenuto una maggiore resa di produzione (fino al +20%) e minori costi di produzione (fino al -30%). Con conseguenze positive sul guadagno netto per ettaro che negli ultimi tre anni è stato mediamente più alto di circa il 20% rispetto a un sistema di tipo tradizionale.  
Fino ad oggi di questa opportunità hanno beneficiato ben 2400 aziende agricole di quattro macro-aree del Paese: la pianura lombardo veneta, la Regione Emilia Romagna, l’Italia Centrale (Toscana, Marche, Abruzzo) e l’Italia Meridionale (Puglia, Basilicata, Campania).
 
LA SCIENZA IN AIUTO DELL’AGRICOLTURA: IL DECISION SUPPORT SYSTEM “GRANO DURO.NET”
La svolta sostenibile è stata possibile grazie a due innovativi strumenti tecnici al servizio degli agricoltori. In primo luogo il sistema di supporto alle decisioni Granoduro.net: accessibile esclusivamente via web, aiuta l’agricoltore a ottimizzare le tecniche di coltivazione attraverso interventi più efficienti e mirati. Attraverso i dati raccolti dalle stazioni meteo dedicate e le previsioni metereologiche da satellite, elaborate da un software appositamente congeniato, vengono fornite indicazioni per la corretta coltivazione di ogni singolo appezzamento di terreno (adattando le pratiche colturali alle specifiche varietà coltivate al fine di ottimizzare costi, rese e qualità del prodotto). Insomma: la scienza al servizio dell’agricoltura per ottenere un minore impatto ambientale e favorire il business di tutta la filiera.
 
IL DECALOGO CON LE “10 REGOLE BARILLA” PER LA COLTIVAZIONE SOSTENBILE DEL GRANO DURO
In secondo luogo il decalogo Barilla: un insieme di pratiche agronomiche che servono per migliorare la qualità del grano duro. Si va dalla successione di diverse colture, con rotazioni che alternano i cereali con le leguminose, le proteoleaginose o le colture ortofrutticole, alla lavorazione del suolo tenendo conto del contesto territoriale, del clima e del tipo di terreno. L’utilizzo della migliore varietà in relazione all’areale con l’impiego di sola semente certificata di qualità. E poi seminare al momento opportuno, usando la giusta quantità di semi; contenere le piante infestanti in modo tempestivo e dosare i fertilizzanti in base alle reali necessità della pianta. Proteggere la pianta dalle malattie e, non ultimo, agire secondo la logica di estendere la sostenibilità all’intera azienda agricola e non solo alla singola coltura.
 
 
LA STORIA IN DATI DEI CONTRATTI DI COLTIVAZIONE BARILLA
La storia inizia nel 1993 con la varietà Zenit sviluppata da Barilla in collaborazione con l’azienda PSB, per migliorare il colore della pasta. Tale varietà è stata seminata al Centro Nord nelle regioni Emilia Romagna e Marche. Nel 1996 sono stati stipulati contratti per la varietà Svevo al Centro Sud Italia corrispondenti ad un massimo di 80.000 t/anno (circa 20.000 ettari). Nel 2004 sono stati stipulati accordi per la varietà Sigrad per circa 40.000 t destinate a Barilla nel Centro Sud Italia nelle regioni Toscana, Marche, Puglia, Basilicata, Molise; per un periodo di 3 anni attingendo a fondi per il miglioramento degli stoccaggi e delle attrezzature di analisi.
Nel 2006 sono partiti i contratti in Emilia Romagna portando i volumi da un valore iniziale di 40.000 t (circa 9000Ha) fino a 120.000 t nel 2016 (20.000 Ha). A partire dal 2010 è stata coltivata la varietà Aureo.
 
 
I TERMINI DELL’ACCORDO TRIENNALE CON L’EMILIA ROMAGNA
Gli ettari target relativi all’accordo con l’Emilia Romagna si attesteranno intorno ai 20.000 per anno lasciando una flessibilità di anno in anno di un 20% per tener conto delle rotazioni che gli agricoltori aderenti dovranno applicare sulle proprie aziende, delle intenzioni di semina e delle condizioni climatiche. La quantità target si attestano a  120.000 tons per il raccolto 2017. Le varietà coinvolte si riferiscono per il 60% a quelle consigliate da Barilla (Normanno, Pigreco, Cysco, Levante) e per l’altro 40% a quelle proposte dalle controparti agricole nell’ambito delle varietà dei grani di alta qualità.