Nanoparticelle ed alimenti

In relazione a quanto apparso su alcuni blog presenti nel Web, ove si elencano una serie di prodotti alimentari che conterrebbero nanoparticelle di metalli, si desidera precisare quanto segue. 

Barilla con il consueto rigore ha seguito e affrontato il complesso tema della possibile presenza di nanoparticelle, ovvero di elementi di dimensione comprese fra un miliardesimo a un milionesimo di metro, all’interno degli alimenti. 

Ci siamo impegnati a monitorare gli eventuali studi a livello internazionale e a coinvolgere Istituti di Ricerca in modo specifico, proprio per affrontare tale questione in termini di assoluto rigore scientifico, nonostante il lavoro iniziale - da cui emerse il tema - mostrasse significativi limiti dal punto di vista scientifico (vedi intervista ad uno dei ricercatori che ha sollevato per primo il tema: pdf tratto dal sito www.attivissimo.net). 

Abbiamo potuto verificare che non esistono studi specifici effettuati sull’uomo, ma solo alcune sperimentazioni effettuate su animali o cellule del tutto insufficienti per effettuare una valutazione del rischio. 

Nonostante questo nello studio “Nanoparticelle ed Alimenti” pubblicato in febbraio 2008 dal prestigioso Istituto Mario Negri si evidenzia come “pare poco verosimile che la riduzione dei contaminanti accidentali negli alimenti risulti in una effettiva diminuzione dell’esposizione umana alle nanoparticelle che possa avere rilevanza clinica” (in questo pdf un estratto delle conclusioni presenti sul sito www.marionegri.it). 

Barilla, da sempre attenta alla sicurezza e qualità dei propri prodotti, in conformità con le normative vigenti, seguirà la tematica e gli sviluppi conoscitivi con grande attenzione al fine di tutelare come sempre la salute delle persone. 

Estratto delle conclusioni dello studio sulle Nanoparticelle ed Alimenti realizzato dall’Istituto Mario Negri  (Febbraio 2008)
http://www.marionegri.it/mn/it/docs/sezioni/dipartimenti/ambSalute/Nanoparticelle_e_alimenti.pdf

Uno studio condotto dal prestigioso Istituto Mario Negri, pubblicato nel Febbraio 2008 e disponibile sul sito dell’Istituto conclude che “…per quanto concerne l’esposizione per ingestione, e in particolare per via alimentare a nanoparticelle naturali o antropogeniche e a contaminanti accidentali primari o secondari degli alimenti, sono attualmente reperibili solo studi sperimentali sull’animale o su cellule che mostrano risultati contrastanti, ed alcune segnalazioni sporadiche della presenza in tessuti patologici umani di nanoparticelle, che alcuni ipotizzano essere derivate dall’ingestione. Oltre a questi dati, insufficienti e non conclusivi, in letteratura esiste una sostanziale carenza di evidenze, che rende impossibile ogni ragionevole valutazione del rischio…” e “…inoltre, vista la molteplicità delle fonti possibili e in base ai pochi aspetti quantitativi noti dell’esposizione umana a nanoparticelle per inalazione e per ingestione, pare poco verosimile che la riduzione dei contaminanti accidentali negli alimenti risulti in una effettiva diminuzione dell’esposizione umana alle nanoparticelle che possa avere rilevanza clinica”. Questo è quanto oggi scientificamente è lecito affermare.

 

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